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giovedì 15 luglio 2021

LO PSICOLOGO E IL LUTTO

Lo psicologo aiuta la persona a mettere in atto il rituale di separazione che spesso è stato saltato: ad esempio andare al cimitero, scrivere una lettera al proprio caro che non c’è più, dicendo tutto ciò che non è stato detto prima, o anche per liberarsi da giuramenti o promesse che sono state fatte e che vanno sciolte.

La persona viene aiutata a esprimere tutte le emozioni, i pensieri, i sentimenti che prova.

Il professionista invita il paziente a lasciar andare la persona amata con un ringraziamento per tutti i momenti vissuti insieme e per trasformare la tristezza in gratitudine.

Infine, si porta la persona a riscoprire la propria forza interiore, le proprie risorse e nuove motivazioni per continuare a vivere.

Tuttavia, è bene ricordare che la reazione al lutto è personale ed è influenzata sia dalla propria personalità, sia dalle circostanze che hanno portato alla morte. Infatti, un conto è accettare una morte naturale per vecchiaia, un altro è confrontarsi con il dolore per la morte improvvisa di un coniuge troppo giovane, di un figlio, o una morte per omicidio o un suicidio. Inoltre, è determinante la rete di relazioni e di aiuto che si ha a disposizione nel contesto familiare, amicale e sociale.


Se manca una rete di supporto sarà più facile cadere nella trappola della solitudine, della rassegnazione, della depressione che condurranno ad un lutto irrisolto.

sabato 14 giugno 2014

Cosa sono i disturbi d’ansia e dell’umore

I Disturbi d’Ansia e dell’Umore sono certamente i disturbi psichici più comuni. Essi provocano gravi sofferenze che rischiano di compromettere il funzionamento familiare, sociale e lavorativo della persona colpita.

Sono disturbi che possono insorgere a qualsiasi età ed indipendentemente dal sesso o dallo status socio-economico di appartenenza.
Prendendo in considerazione i dati dei principali studi epidemiologici pubblicati sulla rivista Psychological Medicine nel 2012, i ricercatori hanno calcolato che, globalmente, la depressione nella sue varie forme interessa il 4,7% della popolazione, mentre l’ansia addirittura il 7,3%.


Disturbi d’ansia

L’ansia è un’esperienza emotiva universale che, di per sé, non è inadeguata poiché rappresenta una risposta a stimoli esterni più o meno intensi (una situazione nuova o inaspettata, esame, un colloquio di lavoro, una gara, un evento di vita significativo come ad esempio il matrimonio, ecc.). Nella giusta misura, l’ansia fornisce la spinta per essere più pronti ed efficienti ad affrontare la situazione. Essa rappresenta, infatti, un meccanismo protettivo per il soggetto, in quanto è finalizzata ad anticipare la percezione del pericolo prima ancora che si manifesti e a mettere in moto i meccanismi fisiologici che spingono all’esplorazione, per individuare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata, oppure (quando necessario) all’evitamento e alla fuga.
Può succedere che allo stato d’allarme non corrisponde un pericolo reale da affrontare e risolvere. In questi casi l’ansia diviene una risposta sproporzionata o irrealistica che disturba la persone, invece di essere elemento di spinta all’adattamento ambientale.
Se gli episodi ansiosi sono fastidiosi, ma gestibili, occasionali e di durata limitata nel tempo non ci si deve preoccupare.
Al contrario, è importante consultare uno specialista e intraprendere un trattamento specificoquando nervosismo, agitazione, paure immotivate o sintomi quali fisici tachicardia e vertigini  diventano molto intensi e persistenti al punto da impedire di svolgere le proprie attività quotidiane o interferire con le relazioni familiari, sociali o lavorative.
Si possono individuare diverse tipologie di disturbo d’ansia. Quelle di più frequente riscontro nella popolazione sono:

Disturbi dell’umore

La tristezza, la noia e, più in generale, il “sentirsi giù” sono emozioni comuni che tutti sperimentano nel corso della propria esistenza di fronte ad eventi o situazioni di perdita e di mancanza: lutti, separazioni, perdite, ricordi dolorosi, ecc. Le oscillazioni dell’umore sono risposte fisiologiche e, di fronte a queste situazioni, non tutti diventano depressi: solitamente, la maggior parte delle persone riesce nel tempo ad affrontare queste situazioni e quegli eventi senza cadere nella depressione.
La depressione, intesa come disturbo clinico, presenta una caduta del tono dell’umore che è assolutamente sproporzionato rispetto a qualsiasi causa esterna che possa averlo provocato. A questa caduta si associano, inoltre, altre sensazioni: vuoto, appiattimento emotivo, a volte mancanza di sentimenti e, quasi sempre, perdita della capacità di provar piacere in quelle cose che in precedenza davano piacere (anedonia).
Dal punto di vista clinico, quindi, la depressione è una malattia che conduce la persona a vivere un netto cambiamento del suo umore e del suo modo di vedere se stesso e il mondo.
I disturbi dell’umore possono esprimersi in due sostanziali modalità, a seconda dei sintomi con cui si presentano: come Disturbi Depressivi e come Disturbi Bipolari
Disturbi Depressivi, a loro volta, si differenziano in:
  • Disturbo Depressivo Maggiore. E’ la forma più ricorrente di depressione e comprende un quadro clinico di una certa gravità, caratterizzato da sintomi che interferiscono significativamente con le funzioni fisiologiche (sonno, appetito), con la capacità lavorativa e con la capacità di provare piacere nelle cose che prima davano piacere. La depressione maggiore è un disturbo episodico: si presenta, cioè, con episodi che hanno un inizio, un’evoluzione e una fine. Nel corso della vita un persona può avere un solo episodio depressivo maggiore oppure una serie più o meno numerosa di episodi depressivi maggiori (in questi casi, si parla di Depressione Maggiore Ricorrente).
  • Disturbo Distimico. E’ una forma di depressione di minore gravità rispetto alla Depressione Maggiore, ma presente un andamento protratto (oltre due anni). I sintomi depressivi non sono invalidanti, anche se rendono il funzionamento della persona più faticoso e meno gratificante. Nel corso della Distimia possono manifestarsi anche episodi di Depressione Maggiore.

Disturbi Bipolari sono disturbi caratterizzati dal’alternanza di Episodi Depressivi Maggiori edEpisodi Maniacali (Disturbo Bipolare I) o Ipomaniacali (Disturbo Bipolare II). Depressione e Mania possono essere considerati due polarità della stessa malattia. La depressione è, infatti, caratterizzata da umore depresso, perdita di interessi e di piacere, rallentamento psicomotorio, pessimismo, indecisione, sentimenti di colpa, ecc. La mania è, invece, caratterizzata da sintomi di segno opposto, quali euforia, eccitamento psicomotorio, dispersione di interessi ed energie, ottimismo ingiustificato, ipervalutazione di sé e delle proprie capacità, ecc. La mania, con maggiore frequenza rispetto alla depressione, può comportare la perdita delle capacità di giudizio e disinibizioni del comportamento sociale al punto da provocare problemi gravi o imbarazzanti (ad esempio, scelte economico-finanziarie assurde, comportamenti sessuali bizzarri, ecc.).

lunedì 22 luglio 2013

COME E PERCHE' ACCADONO LE TRAGEDIE FAMILIARI?

-Enrica Gagliardi- 19 gennaio 2013- Di fronte a questi fatti di cronaca la coscienza popolare è scossa e molti mi girano la domanda che attanaglia i loro animi: “perché succede questo?Come mai la famiglia o la persona che conosciamo bene e che ci è vicina si scatena in una violenza omicida-suicida che fino ad un attimo prima non potevamo minimamente immaginare?”
Non è il “troppo amore” che uccide, non è l “momento di follia”, o comunque non sempre.
Sono invece emozioni trattenute, in particolare tristezza e rabbia.
Nella società, nella nostra cultura, ci sono emozioni che ci è permesso esprimere ed emozioni che ci hanno insegnato dobbiamo trattenere. Per gli uomini, di solito, l’emozione vietata è la tristezza; ci mette in difficoltà vedere un uomo che piange ed è in difficoltà lui nell’esprimere dolore.
L’emozione vietata alle donne è la rabbia. Le bambine arrabbiate, solitamente, non vengono incoraggiate ad esprimere il loro vissuto, ma etichettate come “maschiacci” e poco delicate, intrattabili. L’emozione non espressa trattenuta, la “collezioniamo”, “tratteniamo”.
Già negli anni ‘50, alcuni autori americani, hanno fatto un parallelo tra questa modalità di raccogliere emozioni e a raccolta dei bollini, quella del supermercato.
Parallelamente, come raccogliamo i bollini del supermercato, noi raccogliamo bollini di rabbia e di tristezza. E come per la raccolta del supermercato possiamo decidere di riscuotere dei premi minori o il premio finale. I premi minori possono essere una sfuriata, una litigata, del nervosismo, un incidente, una relazione persa o , a volte, anche ammalarsi e somatizzare; il premio maggiore è una tragedia, il più delle volte inaspettata, proprio perché il collezionare bollini avviene in silenzio.
Immagino la grande tristezza che ha potuto collezionare un padre e un marito di fronte ad una situazione in cui ci si sente, ed è, totalmente impotente, mentre vede gli anni, per lui, per sua moglie, e per sua figlia, passare velocemente senza una risposta per un domani.
Qual è allora la “prevenzione”?
Il discorso è molto complesso, ma importante. L’indicazione di massima è quella di riconoscere l’emozione che collezioniamo, che quindi non esprimiamo, e imparare a non collezionarla, o almeno a riscuotere , di tanto in tanto, dei premi minori…prendersi cura di tutto questo non è solo un’esigenza di alcune persone, ma è necessità di ognuno di noi per il proprio benessere e per il benessere degli altri.
 Che quello che accada possa avere davvero un valore di grande riflessione per noi tutti.
Enrica Gagliardi psicoterapeuta