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lunedì 31 marzo 2025

Gli anziani depressi

 L'invecchiamento, una fase della vita segnata da cambiamenti significativi, può portare con sé sfide emotive, tra cui la depressione. Questo disturbo, spesso sottovalutato negli anziani, può avere un impatto profondo sulla loro qualità di vita.


 Fattori di rischio


Diversi fattori possono contribuire alla depressione negli anziani:


Cambiamenti fisici: 

Malattie croniche, dolore e disabilità possono limitare l'indipendenza e l'autonomia.

Perdite:

 La morte del coniuge, di amici o familiari può generare un senso di vuoto e solitudine.

Isolamento sociale:

 La diminuzione dei contatti sociali e la mancanza di supporto possono favorire la depressione.

Fattori psicologici:  Una storia di depressione, eventi stressanti o difficoltà nel gestire i cambiamenti possono aumentare il rischio.


 Sintomi


La depressione negli anziani può manifestarsi in modo diverso rispetto ai giovani. I sintomi possono includere:


* Tristezza persistente o sensazione di vuoto.

* Perdita di interesse o piacere nelle attività.

* Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia).

* Affaticamento e mancanza di energia.

* Cambiamenti nell'appetito e nel peso.

* Difficoltà di concentrazione e memoria.

* Dolori fisici inspiegabili.

* Sentimenti di inutilità o colpa.

* Pensieri di morte o suicidio.


## Diagnosi e trattamento


La diagnosi precoce è fondamentale per un trattamento efficace. È importante rivolgersi a un medico o a uno psicologo se si sospetta una depressione. Il trattamento può includere la psicoterapia analitico transazionale, che aiura la persona a comprendere il proprio dialogo interno e il suo modo di relazionarsi.



## Consigli utili


Ecco alcuni consigli utili per gli anziani e per chi si prende cura di loro:


* Mantenere uno stile di vita attivo: L'esercizio fisico regolare e una dieta sana possono migliorare l'umore.

* Coltivare relazioni sociali: Mantenere i contatti con amici e familiari e partecipare ad attività di gruppo.

* Esprimere le proprie emozioni: Parlare con qualcuno di fiducia o scrivere un diario può aiutare a elaborare i sentimenti.

* Cercare aiuto professionale: Non esitare a chiedere aiuto a un medico o a uno psicologo.


La depressione negli anziani è un problema serio, ma trattabile. Con il giusto supporto, è possibile migliorare la qualità di vita e ritrovare il benessere emotivo.

giovedì 15 luglio 2021

LO PSICOLOGO E IL LUTTO

Lo psicologo aiuta la persona a mettere in atto il rituale di separazione che spesso è stato saltato: ad esempio andare al cimitero, scrivere una lettera al proprio caro che non c’è più, dicendo tutto ciò che non è stato detto prima, o anche per liberarsi da giuramenti o promesse che sono state fatte e che vanno sciolte.

La persona viene aiutata a esprimere tutte le emozioni, i pensieri, i sentimenti che prova.

Il professionista invita il paziente a lasciar andare la persona amata con un ringraziamento per tutti i momenti vissuti insieme e per trasformare la tristezza in gratitudine.

Infine, si porta la persona a riscoprire la propria forza interiore, le proprie risorse e nuove motivazioni per continuare a vivere.

Tuttavia, è bene ricordare che la reazione al lutto è personale ed è influenzata sia dalla propria personalità, sia dalle circostanze che hanno portato alla morte. Infatti, un conto è accettare una morte naturale per vecchiaia, un altro è confrontarsi con il dolore per la morte improvvisa di un coniuge troppo giovane, di un figlio, o una morte per omicidio o un suicidio. Inoltre, è determinante la rete di relazioni e di aiuto che si ha a disposizione nel contesto familiare, amicale e sociale.


Se manca una rete di supporto sarà più facile cadere nella trappola della solitudine, della rassegnazione, della depressione che condurranno ad un lutto irrisolto.

martedì 25 agosto 2020

Da cosa nasce l'attrazione sessuale.

 

Oggi parleremo di un tema di cui forse si parla molto poco: l’attrazione sessuale. Chi non l’hai mai provata? Chi non ha mai sentito addosso quest’energia positiva?

L’attrazione sessuale sembra essere la base per poter intraprendere un rapporto che possa dirsi “completo”: non possiamo intraprendere un rapporto se manca questo ingrediente fondamentale. Ma cos’è esattamente? Da dove nasce?

Cos’è l’attrazione sessuale

Con attrazione intendiamo quella forza di attrarre e di essere trasportati da qualcuno che non dipende solo dalla bellezza, poiché vi sono diversi fattori che possono rendere irresistibile una persona ai nostri occhi. L’attrazione sessuale, nello specifico, è quella forma di desiderio che si prova nei confronti di un’altra persona, caratterizzato da un coinvolgimento fisico: in un certo senso ci si sente così attratti dall’altra persona, tanto che si vorrebbe avere un rapporto sessuale con lei.

Da cosa nasce l’attrazione sessuale?

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports”, l’attrazione sessuale è il risultato dell’interazione tra geni e ambiente.

Sicuramente l’attrazione sessuale nasce grazie alla seduzione ed alla nostra fantasia: è grazie la nostra immaginazione che riusciamo a fare ciò che nella vita di tutti i giorni non faremmo, d’altronde; purtroppo, però, nella società odierna la fantasia è sempre più messa da parte: siamo sempre concentrati così tanto sul lavoro e sulla nostra realizzazione personale, che abbiamo messo in secondo piano la parte fondamentale di un rapporto, quella legata all’eros ed all’attrazione sessuale.

Non c’è più il desiderio di intimità, c’è solo la voglia di oggetti e superficialità.

Ma come nasce l’attrazione sessuale e cosa possiamo fare per riaccendere la fiamma dell’attrazione, quando ormai spenta?

Diciamo che nella maggior parte dei casi la capacità di attrarre è un’abilità che si possiede, ma esistono dei tratti fisici che possono comunque essere “sfruttati” se si vuole attrarre qualcuno: d’altronde, come tutti sappiamo, anche l’occhio vuole la sua parte, per questo è importante la prima impressione.

Pensate che il cervello dell’uomo è in grado, in pochissimi secondi, di elaborare quelli che sono i tratti fisici di una persona e attribuire così un giudizio. Cosa notiamo subito, senza nemmeno rendercene conto? Sicuramente i capelli, i vestiti, la carnagione.

Ora avete capito perché spesso si dice amore a prima vista? Ma cerchiamo di capire bene il ruolo che ogni parte del corpo ricopre  se si parla di attrazione sessuale.

l ruolo dei capelli e della pelle

Come abbiamo detto prima, tra le primissime cose che notiamo di una persona ci sono i capelli, il modo in cui sono acconciati, il colore, la piega: tutto questo non può non influenzare il nostro giudizio; vedere dei capelli ben curati sicuramente è molto più attraente che avere di fronte una chioma non curata. Anche l’odore della pelle è un fattore importante per sedurre: se abbiamo un odore non proprio gradevole, difficilmente riusciremo a sedurre.


La pelle, se vogliamo, è un ottimo canale di comunicazione, il primo forse e, se ci pensate, affinché si possa instaurare un contatto fisico e psicologico, è necessario una sensazione tattile.

Volti simmetrici

Per quanto riguarda il volto, sicuramente quelli simmetrici attraggono maggiormente. Inoltre, bisogna tenere in considerazione  che anche un viso curato ed una pelle splendente sono degli ottimi biglietti da visita.

Iride

Ci avreste mai pensato? Spesso ad attrarre una persona non è tanto il colore degli occhi, ma il cerchio scuro intorno all’iride: più intenso è, più avremo probabilità di attrarre.

Vestiti

Importante anche  il vestito ed il modo in cui lo si porta: possiamo attrarre qualcuno anche attraverso l’abito, il modo in cui scende, il modo in cui lo portiamo. Per quanto riguarda il colore,  gli esperti dicono che gli uomini sono più attratti dal colore rosso e nero.

Qualcuno di voi a questo punto si starà chiedendo: siamo attratti da ciò che è bello?

Bellezza e attrazione

Diciamo che rispondere a questa domanda  non è così scontato, poiché come tutti noi ben sappiamo, non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace: questo significa che, spesso, possono risultare attraenti ai nostri occhi persone non perfette fisicamente, ma che per un motivo o per un altro destano la nostra attenzione. Pensiamo al modo di fare, al modo di gesticolare o anche al modo di parlare: la voce è, per antonomasia, un organo erotico.


Quante volte siamo rimasti affascinati dal modo di parlare di qualcuno o dalla sua voce?


La voce insomma è in grado di accendere il desiderio sessuale.


Queste, come abbiamo visto, non sono caratteristiche fisiche, ma possono ugualmente rendere una donna o un uomo davvero irresistibile, fino a far scattare una vera e propria attrazione sessuale.


sabato 13 febbraio 2016

MA QUANTO MI FA STAR BENE IL MIO CUCCIOLO?

Gli animali sono "fluidificatori sociali" e "riducono lo spazio apatico".

Termini medici per dire che gli animali fanno stare meglio, specie le persone affette da disagio o disabilità fisiche e psichiche. Non a caso l'uomo si circonda della loro compagnia e del loro ausilio dall'alba dei tempi. Ma oggi gli animali vengono utilizzati nella Pet therapy, le terapie assistite che affiancano la medicina tradizionale.

Infatti, si è notato che durante le sedute di Pet Therapy si abbassa l'ansia, si riduce la pressione sanguigna, la glicemia e il battito cardiaco e, dopo, i livelli di cortisolo ed endorfine, ormoni del benessere risultano aumentati.
Effetti riscontrati e confermati da decine di studi scientifici. Tanto che oggi, dopo aver faticato ad imporsi, la Pet therapy è da noi riconosciuta e diffusamente praticata. Guardiamo, oltre ai conosciutissimi e amatissimi cani e gatti, quali altri pissoli animali possono aiutarci.

Il cincillà è un animale che infonde dolcezza, socievolezza e positività. Così aiuta le persone solitarie, un po' spigolose e che vedono tutto nero. Non ha unghie, quindi non può graffiare, e ha un pelo morbidissimo che lo fa assomigliare a uno scoiattolo paffuto. La sua aria da cartoon e la sua simpatia muovono emozioni di tenerezza. Ed è davvero amico di tutti. Ti basta allungare le braccia per ritrovartelo in braccio. In più, è giocoso e molto attivo. Controindicazioni. È un po' delicato, quindi va tenuto lontano dai bambini maneschi o goffi che potrebbero fargli male.





La cavia peruviana è insostituibile quando ci sono problemi di relazione. Osservandolo si impara a fare amicizia nel modo giusto: aprendosi agli altri, ma senza aggressività. E’ facile andare d'accordo con un porcellino d'india, perché è un animale molto sociale e molto curioso. Nella pet therapy si utilizzano fratellini e famigliole, quando giocano e si dividono il cibo diventano un esempio da seguire. Controindicazioni: come un vero "maialino" fa i suoi bisogni senza controllo, anche quando ce l'hai in braccio.

Il coniglio cura emotività, tristezza e timidezza. Funziona perché trasmette tranquillità e permette di immedesimarsi: proiettando sul coniglio gli stati d'animo si impara a riconoscerli e ad affrontarli. È silenzioso, paziente, prevedibile e adora essere accarezzato. Dargli da mangiare, spazzolarlo, preparargli la cuccia sono attività che apprezza molto e intanto impari a prenderti cura anche di te stessa. Controindicazioni. I cuccioli, troppo instabili e imprevedibili, sono assolutamente inadatti. Non ama essere preso in braccio e se è stressato si immobilizza. È il momento di lasciarlo stare.


E DORMIRCI INSIEME  FA BENE? E' il momento di sfatare un tabù: dormire insieme agli animali domestici può avere i suoi benefici. A sostenerlo è uno studio elaborato dalla clinica di medicina del sonno in Arizona, la Mayo Clinic. Abbattete ogni pregiudizio e cambiate le salde abitudini instaurate con i vostri fedeli compagni di vita a quattro zampe, aprendo le porte delle vostre camere da letto e lasciando un posticino anche per loro sui vostri sofà in salotto.

Secondo il rapporto di questa analisi, la metà delle famiglie negli Stati Uniti possiede un animale e sono molte quelle che hanno confessato di dormire insieme a loro o di lasciare un posto libero in camera da letto. Lois Krahn, specialista in medicina del sonno, è uno degli autori di questa ricerca che è stata condotta su 150 partecipanti.






Essi hanno compilato un questionario per rispondere ad alcune domande e spiegare le loro abitudini personali durante il sonno e solo in seguito hanno fornito indicazioni precise che invece riguardavano l'educazione degli animali domestici. Mentre il 20% degli intervistati ha confessato di essere infastidito dalla loro presenza, più del 41% invece ritiene di sentirsi al sicuro e di riposare tranquillamente, una condizione rafforzata se si tratta di persone single.

Il dottor Krahn ha specificato: "Ci sono state tantissime risposte molto differenti tra loro, alcune davvero singolari ma tutte comunque in grado di contribuire a definire un quadro chiaro sul rapporto con gli animali in relazione al sonno umano. Una signora ad esempio, ha spiegato come i suoi due cagnolini le riscaldino il letto d'inverno, mentre un'altra ha raccontato come percepire la presenza del suo gatto durante la notte riesca a rasserenarla", continua "in ogni caso è fondamentale precisare come occorra fare una distinzione da animale a animale, non si può certo paragonare un chihuahua con un alano per ovvie ragioni".

 Un'altra differenza che va poi considerata si basa sull’indole ormai conosciuta degli animali e riguarda la diversità tra cani e gatti. 

Ecco alcune delle domande tratte dal questionario:
Quanto è grande la vostra camera da letto?
Il vostro animale dorme serenamente o è irrequieto?
Ci sono componenti della famiglia che hanno allergie?
Quanti sono gli animali nella vostra famiglia?
Se il vostro animale dorme sul letto, dove si mette precisamente?

È noto che gli animali assomigliano ai padroni, non solo esteticamente come nella scena iniziale del cartone animato "La carica dei 101", ma anche caratterialmente, se il padrone è tranquillo anche l'amico fido lo sarà. Tantissimi sono i proprietari di animali domestici che li considerano come membri della famiglia e desiderano integrarli in tutti gli aspetti della loro vita, quindi in tal senso il desiderio di voler dormire con loro accanto è comprensibile.


Risultati immagini per dormire insieme agli animaliIl risultato di questa analisi si pone però in forte contrasto con le precedenti analisi scientifiche connesse alla possibilità di contrarre malattie o infezioni, diversi sono gli esperti infatti che vietano alle persone di assumere questo atteggiamento. Questo studio ha fatto comunque discutere, ma una certezza è emersa: moltissime persone hanno avuto la possibilità di riposare e dormire meglio se al loro fianco ci sono gli animali domestici che avrebbero dunque un'influenza notevolmente positiva documentata da queste testimonianze. Se non riuscite a riposare bene provate quindi con il vostro animale a quattro zampe.

 Il dottor Charles Bae, un esperto di medicina del sonno presso la Cleveland Clinic, concorda sul fatto che la decisione finale spetta esclusivamente ai proprietari. "Non è certo un atteggiamento da imporre ma dato il risultato di questi studi si può però raccomandare".

martedì 20 ottobre 2015

DOLORI DI UNA MADRE E DI UN PADRE CHE HANNO SCELTO L'ABORTO



COSA SIGNIFICA PER LA DONNA ABORTIRE?

L’aborto volontario è un tema spesso ignorato e misconosciuto dalla cultura medica e sociale, soprattutto se consideriamo l’impatto psicologico che questo evento ha sulla donna.
Come ci ricorda la dottoressa Ravaldi la radice etimologica della parola aborto è nel termine latino abortus, da ab-orior, letteralmente “venir meno nel nascere, non nascere, morire”; con questo termine, che è il contrario di orior, nascere, si intende dunque la fine del percorso vitale del bambino in utero.

Letteralmente aborto significa morto, perduto.
Morte – lutto descrivono una buona parte del vissuto esperienziale dell’aborto, quando cerchiamo di capire cosa accade nell’intimo di una madre, ( e alcune volte, ancora troppo poche, di un padre) quando si sceglie di interrompere una gravidanza, e dunque un processo di genitorialità.
L’aborto oggi è culturalmente svuotato del suo reale significato di morte (del bambino)/perdita (per la madre) e la società occidentale, dimentica che ogni perdita prevede un lutto, nega a chi affronta l’esperienza dell’aborto la possibilità di lutto (non si piange e non si soffre su ciò che si è scelto volontariamente), rendendo l’aborto una morte senza lutto, una morte senza dolore, e quindi per assurdo una morte neutra o addirittura spensierata (è stato meglio così).

L’interruzione di gravidanza condiziona il benessere sia fisico che psichico della donna, sia a breve che a lungo termine (molte donne conservano la ferita aperta dell’aborto per molti anni e soffrono intensamente anche dopo decenni) e come tutti i lutti richiede una notevole capacità di adattamento a di adeguamento alla nuova realtà; le conseguenze dell’aborto sul piano psicologico e sulla successiva qualità della vita non sono mai trascurabili.

Il lutto dell’aborto, ancora più degli altri lutti, viene spesso vissuto in sordina, senza cercare o ricevere appoggio esterno: il giudizio così fortemente legato all’atto incute timore laddove dovrebbe esserci ricerca di supporto e risorse e può rallentare di mesi o anni la risoluzione del lutto. Molte donne isolano il loro lutto a livello subconscio o inconscio, prendendone le distanze e negando l’effettiva portata della loro sofferenza, allo scopo di auto-curare quel dolore che non sembra condivisibile.
Una donna che interrompe la gravidanza soffre sia per la perdita del bambino che per la perdita di una parte della propria immagine come persona (nei diversi ruoli di figlia, donna, compagna, cittadina, appartenente ad una comunità religiosa etc).   La “perdita” di queste identità precedenti senza un corretto adeguamento è spesso responsabile di una cattiva elaborazione del lutto e espone le donne a rischio di lutto complicato, soprattutto sul versante depressivo e di condotte autolesive (uso/abuso di sostanze, disturbi del comportamento alimentare)
Le donne che vivono il lutto senza elaborarlo sono a rischio di gravi ricadute depressive durante le gravidanze successive; questo di per se dovrebbe essere un motivo sufficientemente valido per offrire alle donne un supporto nei mesi successivi all'interruzione di gravidanza.

Purtroppo la società di oggi tende a banalizzare qualunque forma di lutto, nell’intento di esorcizzare la perdita ed il dolore; nel caso di un aborto, più spesso tema di confronto politico-religioso che motivo di riflessione sui vissuti individuali di chi affronta questo evento in prima persona, la possibilità di lutto viene ulteriormente ridotta e sconfessata, negata da pregiudizi e da interpretazioni superficiali sulla liceità o meno di provare dolore in questo tipo di perdita.

Come ricorda Vanni l 'aborto non si limita ad uccidere il figlio concepito e a lasciare nella donna pesanti conseguenze sulla salute fisica e psichica; l'aborto colpisce anche il padre del bambino abortito, intaccandone l'essenza della mascolinità, e provocandogli conseguenze psicologiche varie, anche gravi. 

Questa sofferenza è stata chiamata trauma postabortivo maschile una reazione a catena che rode l'identità personale maschile, da un lato minandone l'autostima ('Non valgo nulla perché non ho saputo impedirlo'), dall'altro soffocandola con il senso di colpa e il rimorso che ne deriva ('È colpa mia, l'ho voluto io, sono un assassino e devo pagare')". I sintomi di questo trauma variano a seconda del ruolo avuto dall'uomo nella scelta abortiva, per esempio, "i padri che hanno convinto la donna ad abortire possono provare un forte rimorso per il senso di colpa, mentre quelli che hanno tentato inutilmente di salvare il bambino possono essere vittime del senso d'impotenza". Gli psicologi che si occupano della cura di questi uomini descrivono sofferenze psicologiche "legate alla rabbia e all'aggressività, all'impotenza e incapacità di reagire, al senso di colpa, all'ansia, ai problemi di relazione, al lutto causato dalla perdita".

Alcuni uomini raccontano di soffrire di una grande ansia quando la loro partner rimane incinta e porta a termine la gravidanza. Altri ammettono di essere padri troppo protettivi, che temono che qualcosa possa accadere ai loro figli. Un atteggiamento che influisce negativamente sul normale sviluppo dei figli. Alcuni padri dicono di essere emotivamente invischiati, altri di essere emotivamente distanti ma eccessivamente protettivi. Alcuni affermano di essere diventati il genitore che più vigila sul bambino, allontanando la madre e con un eccesso di reazione ai normali eventi dell'infanzia, come per esempio, nel caso di un raffreddore, precipitandosi al pronto soccorso con il bambino pensando che abbia contratto la polmonite.

Probabilmente il sintomo più consistente ed evidente negli uomini, a causa della perdita di un figlio con l'aborto, è la rabbia. Purtroppo la società rende doppiamente difficile per gli uomini affrontare i postumi dell'aborto. In primo luogo perché la maggior parte dell'ambiente secolare non riconosce neppure l'esistenza della Sindrome Post Aborto nelle donne. E, in secondo luogo, perché agli uomini è stato spesso insegnato fin da bambini che è poco virile mostrare debolezza o piangere. Il risultato è che gli uomini non hanno alcun incentivo dalla società per far fronte in maniera concreta all'evento abortivo.





Enrica Gagliardi 338.6604351

Enricagagliardi1@gmail.com

venerdì 2 maggio 2014

Bambini e lettura: un’occasione per crescere insieme


Leggere con i bambini, leggere per i bambini o insegnare a leggere ai bambini? Non c’è una grande differenza: in ognuna di queste azioni passa la relazione. I progetti come “nati per leggere”, i laboratori esperienziali e educativi (per genitori e genitori e bambini) che in questi anni sono stati portati avanti hanno messo in luce proprio questo: attraverso la lettura passa non solo il sapere, ma anche la relazione. Innanzitutto la scelta delle letture fatta insieme ai bambini dice tanto di quello che siamo e quello che tramandiamo.
Attraverso le storie passano i nostri messaggi, i nostri valori, le nostre norme, ma anche le nostre paure. Passa quello in cui crediamo, che ci si possa salvare o meno da una situazione, che si possa fare o meno affidamento sugli altri, sulla propria dolcezza, furbizia o intelligenza per risolvere una situazione, che ci sia o meno una giustizia, una famiglia, un’amicizia, un lieto fine.
È fondamentale quindi scegliere e ragionare sulla nostra preferenza, ma anche avere delle indicazioni riguardo a questa.
È importantissimo iniziare a leggere con loro fin dalla prima infanzia e quindi leggere ad alta voce e, se è possibile, con l’aiuto del proprio Bambino Interiore, mimare storie e personaggi attraverso la voce e i gesti. Un bambino, quando gli viene letta una favola o mentre la legge lui stesso è nella favola e vive realmente le emozioni del personaggio.
Poi si inizia a leggere da soli, di solito in prima elementare. I bambini che hanno iniziato la primaria devono cominciare a esercitarsi con la lettura. Come aiutarli? E come aiutare anche i bambini più grandi che non hanno ancora acquisito bene la capacità di leggere ad alta voce?
Leggere ad alta voce è esperienza piacevole anche perché crea l’abitudine all’ascolto, aumenta i tempi di attenzione (che nei bambini sono di solito molto brevi) e sicuramente accresce il desiderio di imparare a leggere. Quindi quando leggete con i vostri bambini sarebbe il caso di riservare alla lettura un momento particolare della giornata: ad esempio prima del sonnellino o della nanna (momento migliore perché allieta anche il sonno) o comunque scegliendo dei momenti durante i quali siete entrambi un po’ più tranquilli.
Può capitare che il bambino si agiti o sia inquieto, in quel momento è importante non insistere e approfittate di altri momenti, come quelli di attesa, magari dal dottore, durante una fila, in un viaggio o durante un influenza (rende la malattia più affrontabile).
È importante poi il dove leggere: scegliete un luogo confortevole dove sedervi e dove recitate o cantate le filastrocche del suo libro preferito; sarebbe utile cercare di eliminare le altre fonti di distrazione: televisione, radio, stereo… Tenete in mano il libro in modo che il vostro bambino possa vedere le pagine e in modo che voi possiate indicargli le figure e spiegargliele. E poi fatelo partecipare con domande come: cosa pensi che succederà adesso?
E infine scegliete con lui: accompagnatelo in biblioteca e nelle librerie a lasciatevi andare all’entusiasmo dello scegliere un libro! Questo è il dono della relazione che ci dà la lettura con in nostri bambini.
Enrica Gagliardi (enrica.gagliardi1@gmail.com)



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lunedì 7 aprile 2014

TUMORE AL SENO, LA DONNA AFFRONTA….

Lo so, non è facile affrontare la malattia oncologica, l’intervento e le terapie che ne conseguono. La paura e l’angoscia di fronte alla notizia di avere il cancro sono reazioni naturali e non certo facili da gestire. L’intervento chirurgico modifica una parte del corpo visibile della donna, parte che per lei rappresenta tre grandi temi della vita: la femminilità, la maternità, la sessualità.
 Molte donne, inoltre, si preoccupano dell’immagine sociale, ossia del fatto che l’intervento, più o meno mutilante, possa influire negativamente su ciò che gli altri pensano di loro. Le emozioni più comuni sono ansia, depressione, paura del futuro: la malattia è uno dei modi in cui la vita ci “toglie il terreno sotto i piedi”. Sembra arrivi sempre nel momento sbagliato, interrompendo bruscamente progetti . Spazza via di colpo i progetti, la nostra agenda, cene con gli amici. Per un periodo, che può essere anche piuttosto lungo, sembra che il ritmo della vita normale sia sospeso e che non ci sia spazio per altro che per la malattia.
Eppure, in questo spazio-tempo così particolare, vissuto da ogni donna in modo diverso, ma con- diviso da tutte, succedono molte cose. Ci si può rendere conto di essere molto più forti di quello che si credeva, si possono rivedere le priorità della propria vita, e si inizia a scoprire il valore di cose spesso date per scontate.
È molto complesso per una donna gestire la menomazione risultante da un intervento al seno: insieme al tumore, infatti, sembra che sia stata asportata anche l’immagine di sé. La cancellazione, o comunque la minaccia, a una parte del corpo che culturalmente rappresenta la femminilità in tutte le sue accezioni (materna, erotica, simbolica) può generare un sentimento di crisi dell’identità, un senso di perdita irreparabile e di rabbia. Inoltre, la paura delle conseguenze fisiche delle terapie amplificano questa sensazione di perdita di controllo sul proprio corpo. Sono sentimenti condivisi più o meno da tutte le donne, normali reazioni a un evento forte e traumatico.

Ci si trova “costrette” a ricostruire la propria  immagine interiore. In qualche modo occorre venire a patti con queste emozioni, senza farsi, però, sopraffare dallo sconforto: è importante, infatti, che l’umore sostenga il delicato percorso di guarigione.
Le persone care, la famiglia, le amiche, le altre donne che hanno superato il tumore sono una vera e propria fonte di risorse  in questo delicatissimo momento. Chiedere aiuto ogni volta che ne si sente  il bisogno, senza alcun timore.
E’ importante sfogarti, condividere , senza temere di sembrare “debole”, è normale avere paura e scoraggiarsi. Rivolgersi  a qualcuno che ti ispiri fiducia. È utile anche che il supporto psicologico sia esteso all’intero contesto familiare. La famiglia può necessitare di una totale riorganizzazione dei ruoli e degli equilibri. Non bisogna avere paura: chiedere aiuto non significa rinunciare a una parte della propria indipendenza. Fa star meglio anche risolvere  gli antichi dissapori e le ferite emozionali. Questo può essere un buon momento per lasciarsi il passato alle spalle e sanare le relazioni.
 Molte donne si chiedono come parlare ai bambini del tumore al seno. Cosa dire dipende dalla loro età, ma è importante cercare di non dire loro bugie. Se dovessero scoprire che hai mentito, questo potrebbe incrinare la loro fiducia in te. Come gli adulti, i bambini hanno bisogno solo delle informazioni che possono gestire. Bisognerebbe dar loro l’opportunità di chiedere, ma capire quanto vogliono davvero sapere. I bambini traggono beneficio quando le abitudini di casa e la routine quotidiana vengono mantenute il più normalmente possibile.

 Se è difficile parlare dei sentimenti con gli altri, è una buona idea tenere un diario nel quale scrivere giorno per giorno quello che uno prova, per poi condividerlo o meno con gli altri.