martedì 21 aprile 2026

psicoterapia online: il vantaggio della comodità e dell’accessibilità nei contesti contemporanei


 Negli ultimi anni, la psicoterapia online ha acquisito una crescente rilevanza, non solo come soluzione emergenziale, ma come modalità strutturata e valida di intervento psicologico. Tra i molteplici benefici, uno dei più significativi è rappresentato dalla possibilità di svolgere le sedute da casa o da qualsiasi luogo tranquillo, senza la necessità di spostamenti fisici.

 Questo aspetto apparentemente pratico ha in realtà profonde implicazioni psicologiche, relazionali e cliniche.

La comodità come facilitatore dell’accesso

La possibilità di accedere alla terapia senza uscire di casa riduce notevolmente le barriere logistiche: tempo di viaggio, costi di trasporto, difficoltà organizzative e vincoli lavorativi. Questo rende la psicoterapia più accessibile a una popolazione ampia, inclusi individui che vivono in aree remote o con mobilità ridotta.

Dal punto di vista psicologico, la comodità abbassa anche la soglia di attivazione necessaria per chiedere aiuto. Il solo fatto di doversi recare in uno studio può rappresentare un ostacolo emotivo per alcune persone, specialmente in presenza di ansia sociale, vergogna o resistenza al cambiamento.

L’ambiente familiare e il senso di sicurezza

Svolgere una seduta nel proprio ambiente domestico può aumentare il senso di sicurezza e controllo percepito. Questo favorisce l’apertura emotiva e facilita l’espressione di vissuti personali, soprattutto nelle fasi iniziali del percorso terapeutico.

Tuttavia, è importante che il luogo scelto sia sufficientemente riservato e privo di distrazioni, affinché il setting terapeutico mantenga la sua efficacia e il suo valore simbolico.

Caso clinico 1: ansia sociale ed evitamento

Marco, 32 anni, presenta un disturbo d’ansia sociale con marcati comportamenti di evitamento. Evita luoghi pubblici, interazioni con estranei e situazioni in cui potrebbe essere giudicato. L’idea di recarsi nello studio di uno psicologo gli provoca un’intensa attivazione ansiosa, al punto da rinviare più volte l’inizio della terapia.

La possibilità di iniziare un percorso online rappresenta per lui un primo passo sostenibile. Collegandosi da casa, Marco riesce a partecipare alle sedute senza l’ansia anticipatoria legata allo spostamento e all’ingresso in un ambiente sconosciuto. Progressivamente, grazie al lavoro terapeutico, sviluppa strategie di gestione dell’ansia e, dopo alcune settimane, si sente pronto a sperimentare anche incontri in presenza e a esporsi gradualmente a situazioni sociali.

In questo caso, la modalità online non solo facilita l’accesso, ma diventa parte integrante del processo terapeutico, fungendo da “ponte” verso una maggiore esposizione.

Caso clinico 2: gestione del tempo e stress lavorativo

Laura, 45 anni, è una manager con un’agenda lavorativa molto intensa. Nonostante percepisca un crescente livello di stress e segnali di burnout (insonnia, irritabilità, difficoltà di concentrazione), fatica a trovare il tempo per iniziare una psicoterapia tradizionale.

La possibilità di svolgere sedute online durante la pausa pranzo o al termine della giornata lavorativa le consente di integrare il percorso terapeutico nella sua routine senza ulteriori carichi organizzativi. Questo favorisce la continuità del trattamento e riduce il rischio di abbandono precoce.

Nel corso delle sedute, Laura lavora sulla gestione dello stress, sul bilanciamento vita-lavoro e sul riconoscimento dei propri limiti. La flessibilità della modalità online si rivela cruciale per il mantenimento dell’impegno terapeutico.


La comodità della psicoterapia online non è un semplice fattore logistico, ma un elemento che può incidere profondamente sull’accesso, sull’aderenza e sull’efficacia del trattamento. In un’epoca caratterizzata da ritmi accelerati e da una crescente digitalizzazione, essa rappresenta una risorsa preziosa per ampliare le possibilità di cura e rendere il supporto psicologico più inclusivo e flessibile.

Bibliografia 

Andersson, G. (2018). Internet-delivered psychological treatments. Annual Review of Clinical Psychology, 14, 1–27.

Barak, A., Hen, L., Boniel-Nissim, M., & Shapira, N. (2008). A comprehensive review and a meta-analysis of the effectiveness of internet-based psychotherapeutic interventions. Journal of Technology in Human Services, 26(2-4), 109–160.

Norwood, C., Moghaddam, N. G., Malins, S., & Sabin-Farrell, R. (2018). Working alliance and outcome effectiveness in videoconferencing psychotherapy: A systematic review and noninferiority meta-analysis. Clinical Psychology & Psychotherapy, 25(6), 797–808.

Simpson, S., & Reid, C. (2014). Therapeutic alliance in videoconferencing psychotherapy: A review. Australian Journal of Rural Health, 22(6), 280–299.

lunedì 11 agosto 2025

La psicoterapia come grande risorsa!

 In questo articolo ho inserito le motivazioni più presentate nell'iniziare una terapia.

Logico che non si esauriscono qui, ma sono tante di più come l'umana ricchezza e complessità delle nostre menti.

Gli argomenti più richiesti in psicoterapia riguardano principalmente disturbi d'ansia, depressione, problemi relazionali e difficoltà legate a cambiamenti di vita. Inoltre, sempre più persone cercano aiuto per gestire lo stress, migliorare l'autostima, elaborare lutti o affrontare traumi, nonché per problematiche legate alla sfera sessuale e alle dipendenze affettive. La psicoterapia di coppia, in particolare, sta diventando sempre più richiesta, specialmente nel contesto post-pandemia.

Ecco alcuni dei temi più frequentemente trattati:

Ansia e Depressione:

Questi sono tra i disturbi più comuni che spingono le persone a cercare aiuto psicologico, spesso accompagnati da sintomi come attacchi di panico, fobie o disturbi dell'umore.

Problemi Relazionali:

Difficoltà nella comunicazione, conflitti di coppia, problemi familiari o sul lavoro sono spesso motivo di consultazione.

Cambiamenti di Vita:

Eventi come la perdita del lavoro, la nascita di un figlio, il pensionamento o il matrimonio possono generare stress e richiedere supporto psicologico per essere affrontati.

Lutto ed Elaborazione del Trauma:

L'elaborazione di un lutto o di esperienze traumatiche può essere un processo doloroso e complesso, che spesso necessita di un supporto professionale.

Disturbi della Personalità:

In alcuni casi, la psicoterapia può essere utile per affrontare disturbi della personalità che influenzano negativamente la vita dell'individuo e le sue relazioni.

Bassa Autostima:

La mancanza di fiducia in sé stessi e la svalutazione personale sono spesso alla base di numerosi disagi psicologici.

Problemi Sessuali e Dipendenze Affettive:

Questi temi, seppur più specifici, rientrano tra le richieste di aiuto in psicoterapia.

La psicoterapia di coppia, in particolare, è utile per affrontare problemi come la comunicazione, la gestione dei conflitti, la sessualità e le dinamiche relazionali.

In generale, la psicoterapia offre uno spazio sicuro e supportivo per affrontare le proprie difficoltà, comprendere le proprie emozioni e comportamenti, e sviluppare strategie più efficaci per gestire le sfide della vita. 

lunedì 31 marzo 2025

Gli anziani depressi

 L'invecchiamento, una fase della vita segnata da cambiamenti significativi, può portare con sé sfide emotive, tra cui la depressione. Questo disturbo, spesso sottovalutato negli anziani, può avere un impatto profondo sulla loro qualità di vita.


 Fattori di rischio


Diversi fattori possono contribuire alla depressione negli anziani:


Cambiamenti fisici: 

Malattie croniche, dolore e disabilità possono limitare l'indipendenza e l'autonomia.

Perdite:

 La morte del coniuge, di amici o familiari può generare un senso di vuoto e solitudine.

Isolamento sociale:

 La diminuzione dei contatti sociali e la mancanza di supporto possono favorire la depressione.

Fattori psicologici:  Una storia di depressione, eventi stressanti o difficoltà nel gestire i cambiamenti possono aumentare il rischio.


 Sintomi


La depressione negli anziani può manifestarsi in modo diverso rispetto ai giovani. I sintomi possono includere:


* Tristezza persistente o sensazione di vuoto.

* Perdita di interesse o piacere nelle attività.

* Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia).

* Affaticamento e mancanza di energia.

* Cambiamenti nell'appetito e nel peso.

* Difficoltà di concentrazione e memoria.

* Dolori fisici inspiegabili.

* Sentimenti di inutilità o colpa.

* Pensieri di morte o suicidio.


## Diagnosi e trattamento


La diagnosi precoce è fondamentale per un trattamento efficace. È importante rivolgersi a un medico o a uno psicologo se si sospetta una depressione. Il trattamento può includere la psicoterapia analitico transazionale, che aiura la persona a comprendere il proprio dialogo interno e il suo modo di relazionarsi.



## Consigli utili


Ecco alcuni consigli utili per gli anziani e per chi si prende cura di loro:


* Mantenere uno stile di vita attivo: L'esercizio fisico regolare e una dieta sana possono migliorare l'umore.

* Coltivare relazioni sociali: Mantenere i contatti con amici e familiari e partecipare ad attività di gruppo.

* Esprimere le proprie emozioni: Parlare con qualcuno di fiducia o scrivere un diario può aiutare a elaborare i sentimenti.

* Cercare aiuto professionale: Non esitare a chiedere aiuto a un medico o a uno psicologo.


La depressione negli anziani è un problema serio, ma trattabile. Con il giusto supporto, è possibile migliorare la qualità di vita e ritrovare il benessere emotivo.

giovedì 27 febbraio 2025

La Depressione Postpartum e l’Analisi Transazionale: Una Prospettiva Psicologica


La depressione postpartum (DPP) è una condizione psicologica che colpisce molte donne nei mesi successivi al parto. Si manifesta con sintomi quali tristezza persistente, senso di inadeguatezza, difficoltà nel legame con il neonato e perdita di interesse nelle attività quotidiane. L’Analisi Transazionale (AT), sviluppata da Eric Berne negli anni ’50, offre un modello utile per comprendere e affrontare questa complessa esperienza emotiva, esplorando le dinamiche interne e relazionali che contribuiscono al disagio.


L’Analisi Transazionale: I tre Stati dell’Io e la DPP


L’AT si basa sull’idea che la personalità sia suddivisa in tre stati dell’Io:


1. Genitore (normativo e affettuoso): rappresenta l’introiezione delle regole e dei modelli comportamentali appresi durante l’infanzia.



2. Adulto: è il centro della razionalità e della valutazione obiettiva della realtà.



3. Bambino (adattato e libero): racchiude emozioni, bisogni e vissuti dell’infanzia.




Durante il periodo postpartum, i conflitti tra questi stati dell’Io possono amplificarsi. Ad esempio:


Il Genitore Critico può emergere sotto forma di giudizi severi verso sé stesse (“Non sei una brava madre”).


Il Bambino Adattato potrebbe sentirsi sopraffatto da sentimenti di abbandono, derivanti da bisogni emotivi insoddisfatti o riattivati dalla maternità.


L’Adulto, spesso sopraffatto dallo stress e dalla mancanza di sonno, può perdere temporaneamente la sua capacità di elaborare la situazione con equilibrio.



Copioni di Vita e Depressione Postpartum


L’AT suggerisce che ogni individuo sviluppa un copione di vita, ovvero un piano inconscio strutturato durante l’infanzia, basato sulle interazioni con i genitori e sulle decisioni precoci. Nel contesto del postpartum, alcune donne possono attivare copioni disfunzionali, come:


“Devo essere perfetta per essere amata”: questa convinzione può portare a uno stress eccessivo, amplificando il senso di fallimento.


“Non sono abbastanza”: un copione comune che intensifica il senso di inadeguatezza come madre.



Contratti di Cambiamento e Strategie Terapeutiche


L’Analisi Transazionale propone interventi mirati per aiutare le donne con depressione postpartum a riconoscere e ristrutturare i propri schemi disfunzionali. Tra le strategie più efficaci troviamo:


Consapevolezza degli Stati dell’Io: attraverso il dialogo terapeutico, la paziente viene guidata a identificare quale stato dell’Io domina in momenti specifici e come gestire il conflitto interno.


Ristrutturazione del Copione di Vita: lavorare sui messaggi genitoriali interiorizzati e sulle decisioni precoci per modificare le convinzioni auto-limitanti.


Sviluppo dell’Adulto Funzionale: rafforzare la capacità di valutare la situazione con lucidità, accettando imperfezioni e limiti.



Il Ruolo delle Relazioni nella Guarigione


Un altro aspetto chiave dell’AT è l’enfasi sulle transazioni interpersonali. La relazione madre-bambino, così come il supporto del partner e della rete sociale, gioca un ruolo cruciale nel percorso di guarigione. L’AT aiuta le madri a:


Identificare transazioni disfunzionali, come richieste eccessive o giudizi impliciti provenienti dall’ambiente.


Favorire transazioni nutrienti, valorizzando scambi positivi e incoraggianti con le persone vicine.



Conclusioni


La depressione postpartum è una sfida complessa che coinvolge dinamiche profonde a livello intrapsichico e relazionale. L’Analisi Transazionale offre strumenti preziosi per comprendere e affrontare questa condizione, aiutando le donne a riscoprire il proprio equilibrio e a costruire una relazione sana e amorevole con sé stesse e con il proprio bambino.


Un percorso terapeutico basato sull’AT può rappresentare una strada efficace per accompagnare le madri nel processo di cambiamento e crescita personale, trasformando il postpartum in un’opportunità di scoperta e risanamento.


martedì 16 aprile 2024

Pensieri raccolti sulla FOMO, sulla JOMO e sul Minimalismo digitale

 Mannaggia, FOMO? JOMO? Sembrano nomi giapponesi, invece queste simpatiche letterine sono nomi di ansie e sindromi abbastanza importanti e fastidiose.

 Fomo (fear of missing out) è un’espressione inglese che definisce l’ansia relativa alla possibilità che gli altri possano avere delle esperienze piacevoli e gratificanti dalle quali si è assenti. 

È uno stato emotivo esagerato rispetto l avere rimpianti, l' essere indecisi e avere paura di aver preso una scelta sbagliata.

La FOMO nasce dal confronto con gli altri desiderati e popolari: sono i profili social di Influencer, YouTubers e VIPs vari ed eventuali che bombardano lo schermo di giovani e meno giovani quasi quotidianamente. Nonostante la FOMO non sia una patologia ufficialmente riconosciuta, non dev’essere sottovalutata. 


Moltiplicando le occasioni di confronto, i giovanissimi si mettono a paragone su mezzi 100% digitali, finendo per credere alla finzione patinata dello schermo. 


La FOMO, inoltre, si manifesta in ogni momento della giornata, non lascia tregua, quando i profili social di amici e Influencer si riempiono di post e Stories di viaggi, feste e vacanze. E chi, dal canto suo, non ha nient’altro da fare che scorrere con il pollice la bacheca di un social-network finisce per fare esperienza di quella spiacevole paura d’esser tagliato fuori dal mondo. 


Testa china sul cellulare, relazioni offline annullate, alla ricerca di una realtà virtuale che troppo spesso sembra migliore di quella reale, ma che in realtà non lo è. 


La FOMO può  essere però contrastata attraverso con qualche passo ben pensato e programmato :


✔La consapevolezza del presente: chi vive nel timore di perdere qualcosa è come se fosse sempre proiettato nel futuro o nel passato, fa fatica a rimanere nel qui e ora. Gli esercizi di meditazione di mindfulness sono quindi un percorso consigliabile e percorribile per tutte le persone. 


 ✔ ridurre il confronto sociale, l'utilizzo dei social che porta a questo. Programmi di digital detox devono essere personalizzati per essere accettati. 


✔ Imparare ad accettare i sentimenti di solitudine, uno stato d'animo prezioso, che non è per forza qualcosa da cui dobbiamo fuggire o scappare, ma dedicarci del tempo è il primo passo per acquisire una maggiore autonomia. 


Possiamo infine dire che è stata creata una antitesi alla parola FOMO, ovvero la JOMO, (joy of missing out) , la gioia di perdersi qualcosa. 

La chiave per contrastare questo fenomeno in crescita tra i giovani è accettare la realtà per quello che è, vivere il momento senza l’ansia di perdere qualcosa,. La JOMO invita invece a godersi la gioia, senza paura di perdersi qualcosa di meglio.

Ulteriore riflessione:

 Il  nostro benessere psicosociale è inficiato da una mondo digitale troppo invasivo, sarebbe meglio direzionarci verso i digiuno digitale disciplinato, per avere un rapporto più equilibrato con la tecnologia, attraverso alcune domande che ci possiamo fare, soprattutto sul chi e sul come, nel modo in cui ci suggerisce la studiosa Crook.:


• chi costruisce comunità? chi conosce i nomi degli altri. 

• chi spende bene il proprio tempo? chi vive ogni ora di ogni giorno. 

• chi ama sé stesso:? chi abbraccia i propri punti di forza e le proprie debolezze. 

• chi vive per l’oggi? chi assapora le proprie esperienze. 

• chi è grato per ciò che ha? chi non pensa a ciò di cui non ha bisogno. 

• chi abbraccia la propria umanità? chi preferisce provare dolore piuttosto che non provare niente. 

• chi conosce le vere ricchezze? chi dà valore alla connessione umana sopra ogni cosa. 

• chi è coraggioso? chi sceglie l’avventura al posto del rimpianto. 

• chi è generoso? chi dà ai suoi cari tutto il suo cuore e la sua attenzione. 

• chi ha gioia? chi sceglie l’amore al posto della paura. 


Per diversi anni, ho combattuto con il mio carattere sensibile e introverso, facendo le cose che piacevano agli altri, per non sentirmi esclusa. Cene sociali, capodanni, sport, gite, viaggi avventurosi, non penso di essermi mai fatta mancare niente, e senza mai divertirmi veramente.  

Con il minimalismo, il mio adorato minimalismo, ho fatto una scelta molto diversa e più concentrata sulle cose che rendono più ricca di senso la mia vita e che sono: la vita in disparte, la salute, le relazioni che contano, la cultura e il sostegno alle cause in cui credo. 

C’è chi mette il proprio smartphone in una scatola dopo esser tornato da scuola/lavoro, e chi imposta il telefono in modalità Aereo per un paio d’ore al giorno: le alternative per sconfiggere la FOMO sono tante, semplici da attuare e dai risultati (quasi) immediati. 


La verità è che la soluzione sta dietro a due concetti: sostegno e collaborazione. 

La vera risoluzione alla FOMO è il dialogo, affrontare il tema in famiglia e anche tra i banchi di scuola, fare luce su una patologia mentale che, negli ultimi anni, ha impedito a migliaia di adolescenti di affrontare serenamente il proprio iter di sviluppo. Agire tempestivamente permette di limitare i danni e, soprattutto, di tenere a bada quella dannosissima dipendenza da tap e click che colpisce tanto gli adulti, quanto i ragazzi più fragili.


Il mondo della scuola si cimenta da diverso tempo a tagliare la connessione tra le persone online, favorendo i rapporti sociali. Iniziative e manifestazioni sono all’ordine del giorno per sensibilizzare studenti e genitori su una tematica tanto attuale quanto spaventosa. 


Ne 2019 è stato il turno di UNICEF, con il progetto NEXTGEN Unicef, che ha messo un forte accento sul tema, parlandone in maniera globale. 


E il ruolo della scuola? La scuola ha un compito delicato, quello di cercare l’equilibrio fondamentale per favorire a bambini ed adolescenti un rapporto sano con la tecnologia. 


Se da un lato l’abuso è considerato patologico, dall’altro non è possibile oggi demonizzare l’innovazione tecnologica, parte sempre più integrante della vita privata e professionale dell’umanità. 


Lo scopo della scuola, quindi, è coinvolgere gli studenti in attività che promuovono un utilizzo virtuoso della tecnologia, dei social e dei supporti innovativi. 


In sostanza, la digitalizzazione non va combattuta per fronteggiare patologie come la FOMO, ma il vero lavoro deve essere l’educazione all’utilizzo della stessa. 

Bella sfida, iniziando ognuno dalla propria quotidianità. 


giovedì 15 luglio 2021

LO PSICOLOGO E IL LUTTO

Lo psicologo aiuta la persona a mettere in atto il rituale di separazione che spesso è stato saltato: ad esempio andare al cimitero, scrivere una lettera al proprio caro che non c’è più, dicendo tutto ciò che non è stato detto prima, o anche per liberarsi da giuramenti o promesse che sono state fatte e che vanno sciolte.

La persona viene aiutata a esprimere tutte le emozioni, i pensieri, i sentimenti che prova.

Il professionista invita il paziente a lasciar andare la persona amata con un ringraziamento per tutti i momenti vissuti insieme e per trasformare la tristezza in gratitudine.

Infine, si porta la persona a riscoprire la propria forza interiore, le proprie risorse e nuove motivazioni per continuare a vivere.

Tuttavia, è bene ricordare che la reazione al lutto è personale ed è influenzata sia dalla propria personalità, sia dalle circostanze che hanno portato alla morte. Infatti, un conto è accettare una morte naturale per vecchiaia, un altro è confrontarsi con il dolore per la morte improvvisa di un coniuge troppo giovane, di un figlio, o una morte per omicidio o un suicidio. Inoltre, è determinante la rete di relazioni e di aiuto che si ha a disposizione nel contesto familiare, amicale e sociale.


Se manca una rete di supporto sarà più facile cadere nella trappola della solitudine, della rassegnazione, della depressione che condurranno ad un lutto irrisolto.

venerdì 12 febbraio 2021

Nuove scoperte sulle cause di demenza.

Le demenze considerate incurabili prima, ora potrebbero essere gestite cambiando lo stile di vita.

Alcuni tipi e alcune cause di demenza sono in realtà il risultato di tanti piccoli colpi, inosservati, ai danni del cervello nel corso del tempo, questo è ciò che i ricercatori del Centro di Neuroscienze di Krembil a Toronto, hanno scoperto.


Ciò suggerisce che possibili cause di demenza possono essere curabili – probabilmente attraverso i cambiamenti dello stile di vita.


Le scansioni del cervello relativamente frequenti hanno rivelato delle piccole macchie tramite risonanza magnetica, che sono caratteristiche di piccoli colpi.


Le conseguenze di queste cause di demenza non erano state notate prima poiché gli studi precedenti avevano scansionato il cervello a intervalli più lunghi – in genere ogni anno.


Le macchie possono anche non produrre alcun sintomo, ma, nel tempo, si pensa che le lesioni possano formare aree nella materia bianca in cui la demenza si può sviluppare.


Circa il 50% degli individui più anziani hanno questo tipo di lesioni della sostanza bianca del cervello, anche se per molti sono innocue.


Per alcuni pazienti, tuttavia, la malattia può progredire fino a quando i sintomi diventano gravi.


Il dottor Daniel Mandell, che ha condotto lo studio, ha detto:


“Siamo rimasti sorpresi.I risultati suggeriscono che piccoli colpi silenziosi sono probabilmente molto più comuni di quanto i medici in precedenza avessero notato, e questi colpi sono probabilmente una delle cause della malattia della sostanza bianca legata all’età, che può portare a demenza. “


Esistono trattamenti per demenze degenerative, in quanto queste spesso sono demenze vascolari che è possibile fermare o almeno rallentare.


“Non sappiamo ancora se questi piccoli colpi rappresentino solo una parte o la maggior parte delle malattie della sostanza bianca osservate nei pazienti più anziani.


Ma là dove le cause di demenza rilevate, grazie al brain imaging, siano imputabili ai micro colpi, il trattamento dei pazienti da parte dei medici dovrebbe iniziare immediatamente,in modo aggressivo, sopratutto nelle persone che presentano fattori alti di rischio ictus, pressione alta, diabete, colesterolo alto, fumo di sigarette e mancanza di esercizio fisico. Questo perché così facendo si possono evitare ulteriori microtraumi e ridurre lo sviluppo del deterioramento e del declino cognitivo nel tempo “.