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lunedì 31 marzo 2025

Gli anziani depressi

 L'invecchiamento, una fase della vita segnata da cambiamenti significativi, può portare con sé sfide emotive, tra cui la depressione. Questo disturbo, spesso sottovalutato negli anziani, può avere un impatto profondo sulla loro qualità di vita.


 Fattori di rischio


Diversi fattori possono contribuire alla depressione negli anziani:


Cambiamenti fisici: 

Malattie croniche, dolore e disabilità possono limitare l'indipendenza e l'autonomia.

Perdite:

 La morte del coniuge, di amici o familiari può generare un senso di vuoto e solitudine.

Isolamento sociale:

 La diminuzione dei contatti sociali e la mancanza di supporto possono favorire la depressione.

Fattori psicologici:  Una storia di depressione, eventi stressanti o difficoltà nel gestire i cambiamenti possono aumentare il rischio.


 Sintomi


La depressione negli anziani può manifestarsi in modo diverso rispetto ai giovani. I sintomi possono includere:


* Tristezza persistente o sensazione di vuoto.

* Perdita di interesse o piacere nelle attività.

* Disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia).

* Affaticamento e mancanza di energia.

* Cambiamenti nell'appetito e nel peso.

* Difficoltà di concentrazione e memoria.

* Dolori fisici inspiegabili.

* Sentimenti di inutilità o colpa.

* Pensieri di morte o suicidio.


## Diagnosi e trattamento


La diagnosi precoce è fondamentale per un trattamento efficace. È importante rivolgersi a un medico o a uno psicologo se si sospetta una depressione. Il trattamento può includere la psicoterapia analitico transazionale, che aiura la persona a comprendere il proprio dialogo interno e il suo modo di relazionarsi.



## Consigli utili


Ecco alcuni consigli utili per gli anziani e per chi si prende cura di loro:


* Mantenere uno stile di vita attivo: L'esercizio fisico regolare e una dieta sana possono migliorare l'umore.

* Coltivare relazioni sociali: Mantenere i contatti con amici e familiari e partecipare ad attività di gruppo.

* Esprimere le proprie emozioni: Parlare con qualcuno di fiducia o scrivere un diario può aiutare a elaborare i sentimenti.

* Cercare aiuto professionale: Non esitare a chiedere aiuto a un medico o a uno psicologo.


La depressione negli anziani è un problema serio, ma trattabile. Con il giusto supporto, è possibile migliorare la qualità di vita e ritrovare il benessere emotivo.

giovedì 15 luglio 2021

LO PSICOLOGO E IL LUTTO

Lo psicologo aiuta la persona a mettere in atto il rituale di separazione che spesso è stato saltato: ad esempio andare al cimitero, scrivere una lettera al proprio caro che non c’è più, dicendo tutto ciò che non è stato detto prima, o anche per liberarsi da giuramenti o promesse che sono state fatte e che vanno sciolte.

La persona viene aiutata a esprimere tutte le emozioni, i pensieri, i sentimenti che prova.

Il professionista invita il paziente a lasciar andare la persona amata con un ringraziamento per tutti i momenti vissuti insieme e per trasformare la tristezza in gratitudine.

Infine, si porta la persona a riscoprire la propria forza interiore, le proprie risorse e nuove motivazioni per continuare a vivere.

Tuttavia, è bene ricordare che la reazione al lutto è personale ed è influenzata sia dalla propria personalità, sia dalle circostanze che hanno portato alla morte. Infatti, un conto è accettare una morte naturale per vecchiaia, un altro è confrontarsi con il dolore per la morte improvvisa di un coniuge troppo giovane, di un figlio, o una morte per omicidio o un suicidio. Inoltre, è determinante la rete di relazioni e di aiuto che si ha a disposizione nel contesto familiare, amicale e sociale.


Se manca una rete di supporto sarà più facile cadere nella trappola della solitudine, della rassegnazione, della depressione che condurranno ad un lutto irrisolto.

lunedì 28 novembre 2016

VITTIMA? MA DI CHI?


Quando ci si accorge di essere vittime di violenza psicologica, specialmente se sistematica nel tempo, la vittima deve al più presto chiedere aiuto senza alcuna indecisione e affidandosi a specialisti il più competenti possibili.

 Non pochi i casi in cui il magistrato ha individuato, inoltre, il danno sistematico all'equilibrio psicoaffettivo della vittima da parte del carnefice uso a "negare fatti, eventi e cose dette" al punto da determinare un danno psichico-esistenziale a colei che la subisce.

Una cosa fondamentale che la donna deve fare è capire con chi ha a che fare e quanto questo può essere pericoloso…

I menzogneri patologici la prima cosa che fanno per poter ‘esercitare’ con maggior astuzia è quella di affermarsi  sostenitori assoluti della sincerità e dei suoi valori. Si tratta di persone severamente squilibrate, pure se appaiono normali in superficie, e il loro disturbo può provocare gravissime conseguenze a chi è loro vicino.

 Sono persone affette da DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITA’ le quali non hanno piena coscienza della loro malattia e credono che mentire sia giusto al fine di salvaguardare il proprio ego ed ottenere benefici, fino al punto di danneggiare gravemente gli altri con comportamenti malvagiamente manipolatori, mendaci ed ipocriti. Mentono con una capacità attoriale , tanto da presentarsi sinceri al più attento osservatore.
 Nella scala dei disturbi psichiatrici i narcisisti-bugiardi giungono poco prima degli psicopatici, ovvero dei serial killer, o comunque di quelle persone disturbate che oltre a mentire e a praticare violenza morale senza alcuna pietà, commettono anche atti di massima crudelta’ fisica. I bugiardi patologici narcisisti non arrivano a ciò, ma con la loro violenza morale  colma di atteggiamenti e comportamenti falsi, possono – senza farsi il minimo scrupolo – generare grandissime sofferenze nelle loro vittime e in alcuni casi possono giungere ad istigare al suicidio.

Esiste un tipo di violenza che non è visibile sulla superficie corporea, a livello cutaneo cioè, ma è ugualmente devastante al punto che può uccidere quanto l'eliminazione fisica diretta. E' un tipo di brutalità che viene perpetrata a mo' di stillicidio, spazzando via l'esistenza ( o provandoci ) ed in genere le vittime sono donne. Il soggetto violento potrebbe incominciare dapprima utilizzando modalità comunicative atte ad isolare la sua vittima, spesso infamandola, fino quindi ad umiliarla con grave danno sotto molteplici aspetti, non ultimo quello inerente alle proiezioni sociali. Lo scopo è quello di condizionarla, confonderla. Questo avviene di solito con l'interruzione e l'impedimento di informazioni reali e la pericolosa somministrazione di notizie false, il che serve a ridurre la vittima in uno stato di impotenza.

 Queste persone tentano di indurre anche, più o meno maldestramente, la donna a credersi "pazza", tentando sempre più tirannicamente di isolarla, al fine di farla comunicare  il meno possibile le aberrazioni subite. Questo tipo di soggetto violento, in genere per patologia psichica mai curata, arriva ad usare pretesti, fatti interamente inesistenti, per colpevolizzare la sua vittima in privato e in pubblico, provando a farle quella che si circoscrive "terra bruciata". Cerca però, vilmente, di non essere solo nel suo operato, e per far questo, reperisce qualche personaggio a lui simile e con cui far “branco”.

Il violento agisce rifiutando qualunque tipo di dialogo realistico circa le menzogne che prepotentemente pretende lei creda. Se ciò non avviene, se la vittima mantiene tenacemente la propria lucidità, il soggetto passa a toni  sarcastici, deride, disprezza, mortifica, squalifica e, ancora una volta, isola. La perseguitata indebolita comincia a sentirsi confusa, non mette più del tutto in dubbio quello che vede e sente.
Ma se lo fa subisce l'ultima fase, quella intimidatoria e delle vendette. Se caratterialmente determinata, la donna potrebbe però continuare a difendersi cercando di convincere il delinquente,  che ciò che lui le fa non è giusto, che ciò che, in modo molesto, afferma è falso. Tenta di far chiarezza ancorandosi alla razionalità. Cerca tenacemente, e spesso trova, tutte le prove della realtà dei fatti, annientandosi con inevitabile stress e logorìo della propria salute, mentre irrita ancor di più il suo carnefice.

La violenza psicologica erode e calpesta la dignità della persona. È composta di un insieme di comportamenti messi in atto al fine, conscio o inconscio,  d'indebolire figlie compagne sorelle, donne che solitamente manifestano fin da subito qualità umane di cui il personaggio dannoso, di solito un familiare, si vede sprovvisto. Questo tipo di tormenti si svolge nel tempo, nell'arco di intere esistenze violate, e raramente culmina con l'eliminazione fisica, essendoci comunque una relazione di dipendenza. E' purtroppo la donna stessa, invece, che si ammala di depressione, arrivando in alcuni casi al suicidio o diventa insicura, dubbiosa di sé, convinta alla fine della ragione e della bontà di chi le sta invece infliggendo molestie ed abusi psicologici con costanza criminale.

DONNE

Un’esca facile:




innumerevoli donne messe a morte,
imbracate, annegate, bruciate,
abbandonate nei più marci terreni.

E non finisce.

Donne ormai lontane dai
rosati infanti che furono,
che sono quelle ombre d’uomo
temute, impronunciabili.


Poesia di Mariella Bettarini



martedì 27 ottobre 2015

5 cose da fare per sorridere… anche al lavoro!

5 semplici passi per migliorare la vita lavorativa; naturalmente non generalizziamo e che, tramite queste indicazioni ognuno trovi la sua...ricetta!!

IMPARA A COMUNICARE
Il  modo più efficace per costruire relazioni positive sul lavoro è la sincerità. Molte persone pensano che al lavoro non si possa essere  completamente sinceri: se anche tu fai parte del gruppo è tempo di  ricredersi. La questione non è esprimere senza freni qualsiasi cosa ci  stia passando per la testa o dire senza mezzi termini ciò che pensiamo degli altri, bensì seguire un approccio differente. Impara a sorridere. Costruire e nutrire l'empatia è la chiave per avere una buona comunicazione. 
Inizia a chiederti  quali sono le tue esigenze, acquista più sicurezza nelle tue risorse e  impara a comunicare. La prima regola è smettere di cercare scuse o  giustificazioni e iniziare ad agire

ORGANIZZATI
Lascia tutto come se dovessi andartene domattina, eviterai stress inutile migliorando l'organizzazione della tua vita. Inoltre sarà più facile gestire eventuali emergenze e in caso di assenza chi ti sostituirà avrà a disposizione il necessario per lavorare bene. Una buona organizzazione  non serve solo a lavorare meglio, ma è il più efficace rimedio... antistress! 
Sarebbe preferibile iniziare la giornata sbrigando i lavori che richiedono più attenzione, quelli che saresti tentata a procrastinare,  in modo da poter dedicare loro più energia e concentrazione
È in arrivo un compito veloce? se hai tempo fallo subito. Rimandare fa perdere più tempo.
Risultati immagini per 5 cose da fare per sorridere… anche al lavoro! Vivere meglio senza stress

CONDIVIDI
non stiamo parlando di Facebook o social in generale.
E inoltre essere amichevoli sul lavoro non significa dover necessariamente  condividere ogni aspetto della tua vita privata: decidi tu se e quanto farlo, cosa dire  di te oppure tacere, ma non dimenticare di... fare una pausa caffè e dedicare del tempo ai colleghi! Talvolta dimentichiamo che quelli intorno a noi sono persone, non ruoli. Interessarsi agli altri contribuisce a creare relazioni positive e costruttive, appiana i dissidi e aiuta a capire che di fronte a te c'è un individuo dalla vita complessa e problematica proprio come la tua. Evita il pettegolezzo e ricorda che chi fa gossip con te lo farà anche su di te.

RICARICATI
Secondo uno studio effettuato in Danimarca fare pausa fa bene alla qualità del lavoro, perché una (piccola!) interruzione aiuta a riprendere con più slancio, fa superare i momenti di impasse e aumenta la creatività, oltre a rafforzare il legame con gli altri. impara a ricaricarti. Ricorda che la pausa  serve a... rilassarsi! 
Evita di appesantire questi momenti con commissioni o telefonate estenuanti; concediti un momento per chiacchierare con gli altri, fare una piccola passeggiata o trascorrere un istante all'aria aperta. Non è una pausa caffè a    farti perdere tempo, bensì la tendenza alla dispersione e l'incapacità di sfruttare bene le ore lavorative. Attenzione a quando i break diventano un'interruzione continua: poniti degli obiettivi e fai uno stop solo quando lo avrai raggiunto. 
Quando lavori impara a creare silenzio fuori e soprattutto dentro di te. Concentrati e immergiti al 100% in ciò che fai, qualsiasi cosa sia, la qualità del tuo lavoro sarà più alta e guadagnerai tempo.
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SII FEDELE ALLE TUE PRIORITÀ ( e soprattutto...conoscile!)
I superiori non sono alieni, ma persone esattamente come te, con un carico in termini di responsabilità e organizzazione che spesso li rende nervosi, preoccupati, poco pazienti. Qualche volta comunicare con il capo può diventare difficile, soprattutto in un mondo del lavoro dominato da crisi e paura di licenziamenti improvvisi. Abbi il coraggio di chiederti quali sono le tue priorità e  impara a esprimere tuoi bisogni, al tuo capo, così come agli altri. 
Avere una buona reputazione sul lavoro non significa dover dire sempre  si, anzi tutt'altro: quando una persona lavora con qualità saper affermare i propri no esprime autorevolezza e gioca a tuo favore, aiutando persino a migliorare le condizioni lavorative. Non smettere di dare un contributo costruttivo al luogo in cui lavori e sii propositivo. Il modo giusto per farlo? Lascia da parte l'aggressività e usa empatia, decisione e gentilezza
L'essere umano è un animale sociale: abbandonare paura e arroganza per trovare l'autentica sicurezza in noi stessi è la chiave per un cambiamento positivo.
liberamente tratto da un articolo di De Bernardi (DM)