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giovedì 15 luglio 2021

LO PSICOLOGO E IL LUTTO

Lo psicologo aiuta la persona a mettere in atto il rituale di separazione che spesso è stato saltato: ad esempio andare al cimitero, scrivere una lettera al proprio caro che non c’è più, dicendo tutto ciò che non è stato detto prima, o anche per liberarsi da giuramenti o promesse che sono state fatte e che vanno sciolte.

La persona viene aiutata a esprimere tutte le emozioni, i pensieri, i sentimenti che prova.

Il professionista invita il paziente a lasciar andare la persona amata con un ringraziamento per tutti i momenti vissuti insieme e per trasformare la tristezza in gratitudine.

Infine, si porta la persona a riscoprire la propria forza interiore, le proprie risorse e nuove motivazioni per continuare a vivere.

Tuttavia, è bene ricordare che la reazione al lutto è personale ed è influenzata sia dalla propria personalità, sia dalle circostanze che hanno portato alla morte. Infatti, un conto è accettare una morte naturale per vecchiaia, un altro è confrontarsi con il dolore per la morte improvvisa di un coniuge troppo giovane, di un figlio, o una morte per omicidio o un suicidio. Inoltre, è determinante la rete di relazioni e di aiuto che si ha a disposizione nel contesto familiare, amicale e sociale.


Se manca una rete di supporto sarà più facile cadere nella trappola della solitudine, della rassegnazione, della depressione che condurranno ad un lutto irrisolto.

martedì 18 marzo 2014

VIVERE IL PRESENTE N.1 I NOSTRI AMICI HANNO I FIGLI E NOI NO, CI STIAMO ALLONTANANDO…

La vita ci mette di fronte a grandi e piccoli cambiamenti; uno degli ambiti in cui ci troviamo spesso ad affrontare i conflitti derivati da questi è l’amicizia.
Quando gli amici storici iniziano ad avere dei figli le relazioni si complicano. 

Il tempo e le modalità per stare insieme non sono più le stesse. Molte volte ci si sente esclusi o per difesa si è portati a pensare che siano loro gli esclusi, che non hanno tempo e devono rinunciare a cene e serate perché presi da pannolini e orari di pappa…beh, poco importa di chi deve rinunciare e a cosa, fatto sta che non vi vedete più, non ci sono più le serate con le cene, il ballo, il pub o le uscite pomeridiane e domenicali.
Cosa fare? Innanzitutto un lavoro interiore: nel vostro “stare male” c’ è “solo” la loro mancanza o c’è un desiderio reale e non conformista (tutti si stanno formando una famiglia, come è normale che sia, e io no!) di avere dei bambini? Questo è importante da capire, perché alla mancanza non si stia unendo una sorta di gelosia, con la sua parte sana e la sua parte “malata”.
Dopo questa riflessione su quello che si sta vivendo passiamo alla parte pratica:
1.       RIUSCIRE A CAPIRE COSA REALMENTE STA ACCADENDO. Sono io che esagero? Siamo noi che ci sentiamo abbandonati o sta accadendo davvero il cambiamento. È fondamentale condividere tutto questo con il nostro partner se si è in coppia e poi con le amiche o le coppie amiche. Da come loro reagiscono al nostro “dolore” si potrà scoprire anche quali sono le loro intenzioni e se c’ è un po’ di “cattiveria” o comunque non-curanza dietro questi gesti e …beh…se ce ne fosse…è ora di scoprire nuovi amici!
2.       METTERSI IN GIOCO IN PRIMA PERSONA: visto che è come se foste pianeti diversi…avvicinateli! Se loro non possono muoversi sarete voi ad andarli a trovare, soprattutto se sono neo-genitori. Non è demoralizzante tutto questo, ma è creare un ponte per far sì che l’amicizia, dopo questo momento di “emergenza” possa continuare per tanto altro tempo.
3.       Perché RINUNCIARE? Ok, loro hanno le loro esigenze, ma noi…altre! Ciò vuol dire che molto probabilmente non c’è proprio da rinunciare a nulla…andrete da loro, vi troverete in altro modo e poi…andate a cercare persone con il vostro stesso spirito e le vostre abitudini! Non è tradimento, ma come è giusto rispettare le loro esigenze è altrettanto giusto non mettere da parte le vostre e quindi…se volete fare le 5 del mattino o semplicemente passare una serata al pub ci sono tante persone che aspettano la vostra compagnia.
Come abbiamo detto inizialmente la vita ci chiede dei cambiamenti e noi, con intelligenza e in maniera adulta, possiamo decidere i compagni di viaggio migliori a seconda dell’itinerario in cui siamo!
Non c’è deserto peggiore che una vita senza amici: l’amicizia moltiplica i beni e ripartisce i mali.
Baltasar Gracián


mercoledì 26 febbraio 2014

Aumentano i minori con genitori in separazioni o divorzio. L’aiuto dei GRUPPI DI PAROLA.


Oggi i rapidi cambiamenti sociali, culturali, economici e politici coinvolgono anche la famiglia con delle trasformazioni significative soprattutto per quanto riguarda le configurazioni, i ruoli di genere, la complessità e disparità socio-culturale ed economica. I dati ISTAT riportano una continua crescita dei tassi di separazione e di divorzio a fronte di una sostanziale diminuzione di matrimoni: nel 2013 le separazioni sono state 88.797 e i divorzi 53.806. Il 72% delle coppie separate e il 62,7% delle coppie divorziate ha avuto figli durante il matrimonio. Nel 90,3% dei casi di separazione di coppie con figli si è realizzato l’affido condiviso.
Il coinvolgimento dei minori nei percorsi di separazione e divorzio richiama l’attenzione dei professionisti, in particolare dei professionisti della salute mentale, alla possibile compromissione di aspetti personali, relazionali e sociali come conseguenza di elevati livelli di stress. La separazione della coppia genitoriale, infatti, richiede ai figli (bambini, adolescenti) elevati sforzi di adattamento.
Nelle famiglie separate i figli sono chiamati a riorganizzare le proprie vite e le relazioni con ciascun genitore, anche nella quotidianità. Nella crescita evolutiva di un minore, infatti, è importante la presenza di entrambe le figure genitoriali, figure che dovrebbero essere il più possibile positive, equilibrate e capaci di assumersi quelle responsabilità proprie del ruolo psico-educativo, fondamentale nelle diverse fasi dello sviluppo in età evolutiva.
Le capacità genitoriali dovrebbero r-esistere anche in seguito ad una separazione, capacità che riguardano il garantire ai propri figli un ambiente sereno che sia in grado di rispondere, evidenziare e riconoscere i bisogni del minore. Nelle separazioni la coppia viene meno e si disgrega, ma la genitorialità e le sue funzioni dovrebbero continuare ad esistere nell’interesse del figlio . La bigenitorialità è un aspetto centrale nel processo di separazione e divorzio. Questo compito può rendersi ancora più difficile se è presente un elevato livello di conflittualità tra la coppia genitoriale.
Costruire dei ponti relazionali nelle famiglie separate diventa importante ed è reso possibile dalla creazione di uno spazio di comprensione reciproca.
gruppi di parola sono strumenti di aiuto sia per i figli che affrontano la separazione familiare sia per i genitori che si trovano a ridefinire e ricostruire i confini relazionali e familiari.

Infatti, se da un lato il gruppo di parola è direttamente focalizzato sui figli che vivono la separazione dei genitori, dall’altro può essere considerato anche un valido aiuto per i genitori poiché permette di comprendere meglio i bisogni e i vissuti dei propri bambini. I gruppi di parola non sono gruppi di psicoterapia infantile ma piuttosto circoscrivono un percorso di condivisione e confronto tra bambini che vivono la stessa esperienza, a cui viene offerto ascolto, supporto e protezione. Il gruppo non è solo il setting ma è lo strumento.

Lo scopo centrale dei gruppi di parola è quello di sostenere e incoraggiare la comunicazione sia tra.pari (bambini che vivono la stessa situazione) sia tra figli e genitori. Con l’aiuto di “esperti” i figli hanno uno spazio e un tempo ben definiti in cui possono condividere la propria esperienza, a livello emotivo, relazionale, personale, con altri bambini che si trovano nella loro stessa situazione. Oltre a questo possono manifestare i loro dubbi, le loro perplessità e trovare delle risposte. In ogni incontro sono previsti degli “esercizi” che oltre a stimolare l’espressione emozionale e rafforzare la condivisione relazionale,